Provincia di Treviso - Regione Veneto

Nel medioevo

I culti di S. Severo, nella parrocchiale di Semonzo, e di S. Felicita (S. Fidà), abbadessa del monastero di S. Giustina in Padova, morta sul finire del V secolo e alla quale è dedicata la chiesetta in prossimità della valle omonima, di S. Eulalia, di S. Cassiano, venerato in passato a Cassanego e a cui è dedicato un altare nella chiesa della Pieve, dopo esserne stato il titolare, si sono diffusi probabilmente tra il 402 (quando Ravenna divenne capitale dell'Impero Romano d'Occidente, poi dei Regni Barbarici di Odoacre e degli Ostrogoti 493-553, quindi dell'esarcato bizantino) e il 568 (quando i Longobardi iniziarono la conquista dell'Italia Settentrionale).

L'evangelizzazione avvenne per opera dei missionari provenienti da Padova, il primo episcopato delle Venezie. S. Eulalia, la più antica Pieve del Pedemonte fra Brenta e Piave (fine del IV inizio del V secolo) fu verosimilmente centro di irradiazione del Cristianesimo, con un processo di geminazione da cui derivarono tutte le altre chiese della zona pedemontana.

I Longobardi giunsero in Italia nel 568-569, per la via delle Alpi Orientali. Occuparono tutta l'Italia Settentrionale.

Alcuni toponimi locali, reperti archeologici, il culto di certi santi rivelano presenze longobarde. Tra i santi, pare vi siano anche S. Zenone, cui è dedicata la chiesa parrocchiale di Borso, e S. Martino, cui era titolata una chiesetta, ora scomparsa, sulla Rocca di Semonzo.

Per rintracciare la prima citazione documentaria riferita a Borso dobbiamo risalire al 1085. Si tratta di un atto di donazione di cui fu beneficiaria l'abbazia benedettina di S. Eufemia di Villanova (attuale Abbazia Pisani).

Venivano lasciate 168 masserizie (poderi-fattoria, con mulini e chiese private), situate in zone di Vicenza, Feltre, Treviso e nel Pedemonte, fra cui a Borso e a Semonzo.

In questo documento è ricordato anche il mercato di S. Felicita (1° Agosto), che aveva avuto inizio 85 anni prima, nel 1000, per concessione dell'imperatore Ottone III a Rambaldo di Collalto: forum sive mercatum aedificandi in Valle Sancte Felicitatis consensum damus ...

A metà del secolo XII il Vescovo di Treviso era titolare oltre che della sua diocesi anche di diritti temporali più o meno estesi a Cornuda, Rovigo, Pederobba, Cavaso, Asolo, S. Zenone, Fonte, Semonzo e, più tardi, proprietario di terre in quel di Borso e S. Eulalia.

Merita a questo proposito di essere ricordato un documento datato 3 Maggio 1152 riferentesi a una Bolla di Papa Eugenio III con la quale si confermava al Vescovo di Treviso la Rocca di Semonzo con il villaggio e tutti i terreni ad esso attinenti (si tratta della chiesa di S. Martino con annesso castello di cui restano pochi segni, sulla sommità della collina).

Verso la fine del secolo XII tra i vassalli del Vescovo che avevano proprietà a Borso, Sant'Eulalia, Semonzo, Cassanego figurano gli Ezzelini e i Camposampiero ed è dal Pedemonte che, secondo i cronisti del tempo, ai Da Romano provenivano le truppe più fidate e devote.

Accanto al castello della Rocca di Semonzo, si deve ricordare anche quello di Borso. Incerta è la data o il periodo in cui fu eretto dagli Ezzelini. Nella spartizione dei beni della famiglia tra i fratelli Ezzelino ed Alberico, fu assegnato a quest'ultimo. La fortezza visse poi le tragiche vicende del suo possessore. Sconfitto ed ucciso nel 1260, i Trevigiani occuparono e saccheggiarono ogni suo dominio.

Il castello era situato sopra la chiesa parrocchiale e significativo è il toponimo Casteler. Nel secolo scorso, in quest'area, furono trovati interessanti reperti.

Sempre a Borso, il toponimo Appocastello, in zona più bassa rispetto alla precedente, richiamala presenza di un altro probabile maniero.
Secondo una testimonianza, un castello doveva sorgere anche a S. Eulalia, ma l'ubicazione è assai incerta. Dovrebbe, comunque, trattarsi di fortificazione risalente all'epoca romana.

Spentisi in modo violento i Da Romano, Borso e il suo territorio entrarono a far parte della Signoria della Città di Treviso, per poi finire definitivamente nella Repubblica di Venezia, incorporati nell'ambito della neocostituita podestaria di Asolo.
 
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