Provincia di Treviso - Regione Veneto

Dai piedi delle colline

(Corte, Rocca, Semonzetto, Caose, Molini, S. Pierin)

In contrada Corte, da Via Molinetto, si trova l’accesso per la Rocca, ricca di richiami storici. Vi si sale a piedi, per strada carrareccia e ripida, ma è preferibile inoltrarsi e perdersi per i boschi. Dalla sommità (m. 266) si contano i colmelli di Semonzo (Cenghia, Corte, Centro, Semonzetto, Casale, Caserboli, Frison).

Al versante meridionale è possibile giungere scollinando per angusti e appena visibili sentieri, oppure immettendosi in via Semonzetto che si imbocca presso la contrada Centro, il cui caseggiato principale porta ancora i segni di residenza nobiliare.

Seguendo questa seconda indicazione, si colgono subito gli indizi di antiche proprietà signorili nei mozziconi di mura di recinzione e in rustici dall’eloquente aspetto di una originaria eleganza e grandezza, come Ca’ Nosadini, dal nome di una famiglia benestante di Romano d’Ezzelino, incardinata nella nobiltà bassanese, che diede, fra l’altro, anche un parroco, Baldassare, che resse la parrocchia di Semonzo per cinquanta anni (1644-1694).

La villa, che conserva ancora alcuni tratti dell’antica nobiltà, ha subito, attraverso i secoli, le ingiurie del tempo e degli uomini. I Francesi di passaggio per questi luoghi, durante la campagna d’Italia nel 1796, ne incendiarono “adiacenze, porte e telai, più tagliati tre quadri con baggionetta sopra la sofita del palazzo”.

Nella proprietà Nosadini, secondo alcune testimonianze, si ergeva un complesso del tutto simile alla vicina Villa Grimani, del quale rimangono ora soltanto i porticati e la chiesetta di S. Giovanni Battista. Pare che sia stato demolito nel secolo scorso e i materiali (come si usava e la testimonianza trova riscontro ne “Le confessioni di un ottuagenario” di Ippolito Nievo) portati a Venezia per riparare i palazzi danneggiati da un violento uragano.

L’oratorio, di recente restaurato, è fornito di alcune tele settecentesche.

Proseguendo, si incontra Villa Grimani, indicata anche come Ca’ Faggion, dal proprietario che successe ai Grimani nel 1800.

Gradevole lo scenario che si apre a sud, in cui, collinette, niente più che rughe, “le rive”, fanno da cornice all’ampia campagna argillosa, solcata da fossati, alimentati da risorgive, che un tempo resero possibile la coltivazione del riso, da cui il toponimo “Risere”. La copiosità delle acque è documentata da altri nomi di località, un po’ più a est, Fontanelle e Fontanazzi.

Viottoli portano a Mussolente e a Col Rovigo, meta abituale delle passeggiate primaverili.

Di ritorno da Semonzetto, si continua, seguendo le mura di cinta semidiroccate dell’antica proprietà Nosadini, per via Caose, da dove è possibile ammirare la facciata di Villa Grimani - Ca’ Faggion e il “Colletto” a fianco, popolato di radi e secolari olivi.
In amena posizione, su dolce pendio di una solitaria altura (Col), merita attenzione la casa colonica degli “Stefanetti”.

Giunti alla Provinciale, è bene sostare in borgata Molini: case in sasso, una ammiccante e ben curata trattoria, un San Rocco protettore, il mormorio del Volon, che un tempo azionava le ruote dei molini di Follador e di Ziliotto.

Si consiglia la visita alla Chiesetta nel borgo di S. Pierin (S. Pietro d’Alcantara), ai confini con Mussolente, che mostra l’unico lavoro di arte sacra nel Comune di origine del pittore Paolo Bonato (cfr. Personaggi da ricordare) nell’interessante pala risalente al 1921.

 
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