Comune di Borso del Grappa

Bernardo Zilotti (o Ziliotti o Ziliotto)

BERNARDO ZILOTTI (o Ziliotti o Ziliotto) (1730-1795) - Incisore

Della vita di questo incisore, nato a Borso nel 1730 da famiglia di pastori, poco si sa: a Bassano attese allo studio della lingua latina e del disegno presso la celebre calcografia Remondini.

Trasferitosi a Venezia, dopo essersi fatto prete, perfezionò via via la tecnica e l’inventiva a contatto con il variegato mondo dell’arte. La sua attività si svolse principalmente tra Bassano, dove poté godere dell’amicizia e della protezione di Giuseppe ed Antonio Remondini, ai quali lasciò una preziosa collezione di stampe che si possono ammirare al museo Civico bassanese e a Venezia. «Di quando in quando passava per la nativa Borso per rivedervi la famiglia». Mori a Venezia nel 1795.

«Inventore vivace e disegnatore pronto e spiritoso nel segno, seppe dare alle sue stampe un effetto piacevole».

«Di fronte alle stampe dello Zilotti, ... non si può non rimanere attratti e quasi sorpresi dalla freschezza dell’ispirazione e dalla accattivante libertà del suo modo di procedere. Specialmente le sue visioni campestri e pastorali, sempre vivificate da alberi alla Marco Ricci ... si dipanano con suggestivo candore in una felice alleanza tra immediatezza dell’ispirazione e rifiuto consapevole delle edulcoranti eleganze del virtuosismo accademico. Gli edifici agresti ... fioriscono all’ombra dei motivi vegetali, raggruppandosi in minime entità abitative presidiate da campanili allungati o da squadrati torrioni. Entro quella cornice naturale e civile, la vita si svolge con veneta piacevolezza e serenità sotto il pulsare di un sole da cui acque lacuali, mandrie vaganti e figure corsive sembrano tutte pervase e riscaldate. Dai cieli, mossi da una nuvolaglia diafana, le vibrazioni si comunicano all’intero montaggio fantastico. Le scene, prive di forzature eccitative, vivono in una magica sospensione, fissate nella loro dimensione atemporale dal palpito dei chiaroscuri dei primi piani, lievitanti da una morsura franca e sgombra di compiacenze, cui fanno riscontro i lievi profili dei vaghi monti lontani»